La mia vita

di Federica Claudia Trobia

 

Da quando mi hanno adottato tutto è andato per il verso giusto. Pasti sempre caldi, tanto amore e attenzioni. Vado d’accordo con il mio nuovo fratellino: anche se abbiamo abitudini e modi di fare diversi, riusciamo a giocare ed interagire benissimo. La mattina presto lui va a scuola – credo di aver sentito dire così – quindi io rimango da solo. Ma non mi annoio perché, curioso, osservo la mia mamma che sbriga le faccende di casa. Penso che quando crescerò anch’io andrò a scuola; lo spero tanto, vorrei farmi nuove amicizie.

La mia mattinata prosegue in assoluto relax. Lo ammetto, a volte faccio arrabbiare la mia mamma, nascondendole le ciabatte oppure sporcando casa, ma quando scappa, scappa.

Il mio fratellino torna a casa a bordo di una grande scatola gialla, sempre affollata. Entra in casa e saluta me per primo, anche perché mi faccio trovare dietro la porta, pronto a salutarlo con tutta la gioia che ho in corpo. Sono ancora piccolino e riesce anche a prendermi in braccio. Ed insieme andiamo a salutare la mamma. Le dò qualche bacio anch’io e lei sorride.

Mi piace questa mia nuova famiglia. Dopo il pranzo, di solito, faccio un lungo pisolino. Verso le sei del pomeriggio, non appena mio fratello finisce i compiti, giochiamo a palla nel giardino.

Mia madre è molto apprensiva e non vuole che ci allontaniamo. Andiamo a giocare nel parco solo la domenica pomeriggio, quando ci può accompagnare papà. È stato lui a trovarmi, ma sono stati tutti entusiasti nel vedermi arrivare a casa con lui, una sera. Pioveva tanto ed io ero fradicio e morivo dal freddo. Sono stato accolto con tanto amore. Anche se vi confesso che avevo molta paura all’inizio, perché il mio precedente papà non era stato affettuoso nei miei confronti, e a dire il vero non lo era neanche con i miei fratelli. Sì, ho dei fratelli! Tre per l’esattezza. Non so che fine abbiano fatto, perché quando sono stato trovato dal mio attuale padre, ero l’unico rimasto in quella scatola, sotto la pioggia.

Smettiamo di giocare quando papà torna a casa. Io corro verso di lui, sono il più veloce e gli salto subito addosso. Lui mi riempie di coccole ed io ricambio gioiosamente. Poi saluta mio fratello ed insieme entriamo in casa.

Io ed il mio fratellino guardiamo la tv in salotto. In realtà la guarda solo lui, perché a me non piace; ma prefersco lo stesso restare in sua compagnia, almeno finché la cena è pronta.

È ora di andare a letto. Assisto alla buonanotte che danno a mio fratello. Dopodiché accompagnano anche me nel mio lettino e dopo un’affettuosa carezza sulla testa, mi addormento sereno.

Mi chiamo Tommy. Sono un cucciolo e questa è la mia vita.

“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito … perché la lettura è un’immortalità all’indietro” (Umberto Eco)